Temporary Manager europei per aziende cinesi
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Un’attenta analisi dei flussi di investimento cinesi in Occidente rivela implicazioni positive per il management europeo e italiano in particolare. Fino ad oggi l’espansione internazionale delle aziende cinesi è sicuramente stata inferiore alle aspettative e ai timori dell’Occidente: la Cina è in forte ritardo su India, Corea del Sud e Taiwan in termini di revenue generate all’estero, di asset controllati all’estero e di numero di addetti all’estero.
Lo scenario degli investimenti esteri cinesi è però in forte evoluzione:
• aumenta sensibilmente il volume di operazioni all’estero
• cambia la tipologia di operazioni di investimento, sempre più orientata verso target più piccoli e più focalizzati
• cambia il target geografico, con l’Europa che dovrebbe arrivare a pesare per almeno il 30% dei volumi
• cambia la tipologia di investitori, sia per l’aumento di società quotate e private che investiranno direttamente all’estero, sia per la progressiva riduzione della quota statale nelle aziende pubbliche che tenderanno sempre più ad operare come vere e proprie multinazionali
• muterà il ruolo del CIC –China Investment Corporation (fondo sovrano) sempre più investitore di minoranza più che azionista attivo.
Diversi sono i fattori che stanno spingendo verso questo nuovo scenario:
• il progressivo rilascio dei vincoli di natura valutaria e la conseguente maggior facilità nel processo di approvazione di investimenti all’estero
• la grande disponibilità di cassa generata dai profitti accumulati negli anni scorsi
• l’esistenza di un elevato livello di liquidità sul mercato interno
• il forte supporto politico all’espansione internazionale
• la necessità di accedere a nuovi mercati, a fronte della diminuzione dei tassi di crescita della domanda interna.
Come diretta conseguenza un numero significativo di aziende cinesi (secondo alcune stime addirittura tre su cinque) include l’espansione all’estero tra i propri obiettivi di lungo termine, per accedere a nuove tecnologie, nuove competenze, nuovi mercati e nuove fasce di clientela, per acquisire marchi.
In questo nuovo quadro, in cui aumenta drasticamente la complessità, i più forti ostacoli riconosciuti dalle stesse aziende cinesi sono:
• la carenza di talenti manageriali
• una insufficiente comprensione di meccanismi legali e operativi decisamente più articolati e complessi
• la rilevanza della barriera culturale.
La rapidità attesa dell’ espansione internazionale richiede dei fattori di accelerazione del processo; in questo senso, le aziende cinesi stanno progressivamente apprezzando l’utilizzo di temporary manager occidentali, da impegnare su due filoni di attività principali:
• all’estero, per accelerare e facilitare il processo di acquisizione
• in Cina per attività di coaching.sul management locale.
Nel primo caso, si guarda con interesse allo strumento per ridurre rischi e costi di tutte le situazioni tipiche di una crescita all’estero:
• per lo start up di una newco, dove lavorare a risorse variabile/flessibili garantisce la possibilità di valutare con relativa tranquillità la sostenibilità del business nel medio-lungo termine
? per l’identificazione di PMI quali possibili target per un’acquisizione, in mercati particolarmente affollati e geograficamente frammentati. Il temporary manager può gestire i contatti preliminari, operare come advisor e come interfaccia qualificata fino alla conclusione della trattativa, creando una relazione positiva tra dipendenti locali e nuova proprietà e garantendo un adattamento soft a leggi e consuetudini di business locali.
Nel secondo caso, il temporary manager verrà impegnato in progetti mirati a far crescere il livello di competenze manageriali esistenti, assumendo tendenzialmente una specifica responsabilità funzionale con l’obiettivo di razionalizzare gli strumenti di gestione esistenti, introdurne di nuovi e trasferirli progressivamente al management locale e gestire infine il passaggio del testimone ad un manager locale per la gestione della quotidianità nel lungo termine.
Per chiudere, due spunti di riflessione, dal convegno ISTUD “Fare affari in Cina”:
• se è vero che per conoscere la Cina ci vorrebbero cento vite, come disse Confucio, è altrettanto vero che per conoscere un Occidente più variegato e composito ne servirebbero almeno altrettante.
• la regola d’oro l’education prima del business vale senza alcuna eccezione anche per le aziende cinesi; se vogliono fare affari in Occidente/Europa, è necessario che anch’esse sviluppino una comprensione sempre crescente della realtà e della cultura occidentale.
Maurizio Quarta

